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Spettatori, attori, protagonisti, vittime: come ci sentiamo quando leggiamo un libro? Simonetta Bitasi vi invita nella nostra rubrica di letti, riletti, da leggere.
"Leggiamo quello che vogliamo leggere, non quello che ha scritto l'autore" (Alberto Manguel, Diario di un lettore, Rosellina Archinto)
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Mary Ann Shaffer, La società letteraria di Guernsey, Sonzogno
“Ecco ciò che amo della lettura: di un libro ti può interessare un particolare, e quel particolare ti condurrà a un altro libro, e da lì arriverai a un terzo. E’ una progressione geometrica. Senza altro scopo che il puro piacere”. Juliet è una giovane scrittrice inglese che sta cercando di riprendersi come il suo paese dalla seconda guerra mondiale. In cerca di ispirazione per il suo nuovo libro riceve la lettera di un lettore di un circolo di lettura che ha trovato il suo indirizzo su un libro usato. L’uomo vive a Guernsey, un’isola della Manica occupata dai tedeschi durante la guerra. Attraverso la fitta corrispondenza di Juliet con i membri del gruppo di lettura e con i suoi amici ripercorriamo i drammatici anni della guerra e il potere realmente salvifico dei gruppi di lettura. Vicende drammatiche si alternano a momenti divertenti e alle avventure sentimentali di Juliet, corteggiata da un ricco editore. La società letteraria di Guernsey, nonostante la veste un po’ frivola è un romanzo adatto ad ogni lettore, per la storia intensa e coinvolgente, i personaggi che non si possono non amare e un circolo di lettura che riesce persino a estraniarsi per poche ore dal dramma della guerra.
Teresa Ciabatti, I giorni felici, Mondadori
Dai sei anni di Sabrina fino ai sei anni di sua nipote Greta. In mezzo trent’anni di microstoria italiana attraverso il racconto di una famiglia mezzoborghese che aspirerebbe a entrare nel gotha della Roma bene degli anni Settanta. Soprattutto il capofamiglia Riccardo Mannucci, integerrimo e devoto funzionario RAI vorrebbe per i suoi figli e in particolare per la minore, la bambina prodigio Sabrina i giusti riconoscimenti e le più adeguate frequentazioni. Il suo sogno comincia a realizzarsi quando la sua piccola Shirley Temple italiana viene selezionata per lo Zecchino d’oro, trampolino di lancio ideale per una futura carriera da diva. In realtà.. ma il seguito lo lascio a voi perché il bel libro di Teresa Ciabatti potrebbe anche intitolarsi “Vent’anni dopo” o “Cosa ne è stato?” E sembra rispondere a quella curiosità mista a nostalgia di quando pensiamo alla nostra infanzia e a tutti quei visi con cui abbiamo condiviso i banchi di scuola e che magari poi non abbiamo più incrociato. “I giorni felici” ci fa un po’ viaggiare su questo sentimento corredando la fine di alcuni capitoli con le brevi schede biografiche dei personaggi reali che compaiono nel romanzo. Potrebbe sembrare una scelta fuorviante e invece alla fine queste puntuali note rispondono ad una reale curiosità del lettore e non intralciano il corso della vicenda romanzesca. Anzi, la arricchiscono e fanno risaltare ancora di più il talento narrativo della scrittrice. E il valore maggiore del libro è forse in questa misurato e preciso passo a due tra la realtà con tutti i suoi personaggi più o meno noti e la storia inventata, sentita, partecipata, ma mai patetica o falsamente emotiva. Davvero una bella lettura!
Nikita Lalwani, La bambina prodigio, Guanda
“Mi trasferisco in un paese dove le persone ridono e si divertono e non sono crudeli e maleducate e non ti prendono in giro, e dove sono più intelligenti delle persone di qui, soprattutto in matematica, come me. E non tornerò mai più. E poi, a proposito, mamma e papà dicono che gli inglesi hanno rubato tutte quelle pietre alla gente dell’India, rubini e diamanti dai monumenti preziosi, prima di smetterla di governarla, e questo fa capire come hanno rubato l’entusiasmo degli indiani per la vita”: Rumi, 10 anni, nata a Cardiff da genitori indiani, un grande talento per la matematica, desidera tornare nel suo paese d’origine e lasciare un Inghilterra grigia e deludente. Divisa tra il padre ambizioso e rigido e la madre tenera, ma ammalata di nostalgia per l’India, Rumi deve anche vedersela con il suo straordinario talento che la rende ancora più una diversa agli occhi dei coetanei. Coinvolgente romanzo di formazione, La bambina prodigio offre una serie di piani di lettura che lo rendono adatto anche ai lettori adolescenti. Dalla scuola all’educazione familiare, dall’abbigliamento ai talenti che diventano però motivo di angoscia, dalla voglia di rivalsa al timore del giudizio altrui sono tanti i temi di un racconto coinvolgente e a tratti commuovente che racconta la preadolescenza e l’adolescenza con sano realismo.
Antonio Della Rocca, La spilla di Janesich, Mobydick
“Dalla forma della scatolina in velluto era sicura che fosse un anello, ma quando la aprì rimase ad occhi aperti. Una spilla di diamanti, una spilla bellissima e sfolgorante nella luce del mattino, con una perla nel mezzo, un gioiello fantastico, più bello di qualsiasi gioia lei avesse mai posseduto”: comincia così nell’inverno del 1920 la storia della spilla Janesich che dà il titolo al raffinato e piacevole romanzo di Antonio Della Rocca. Ma noi non incontreremo da subito Giuditta, la prima entusiasta padrona del prezioso gioiello che seguiremo poi per tutto il Novecento; il romanzo infatti si apre da Sotheby’s a Londra, quando la spilla separerà il suo destino da quello della famiglia a cui è appartenuta dal quel lontano anniversario di nozze. L’abilità dell’autore sta proprio nel non far perdere il lettore nei molti salti temporali e spaziali (Da Londra passiamo a Vienna, Trieste, Pescara fino al Sudamerica), ma anzi nel rendere assolutamente naturale il percorso non cronologico degli eventi narrati. Ne nasce così insieme una sorta di album dei ricordi della famiglia Saralvi, che, all’inizio dell’Ottocento, lascia Ferrara per trasferirsi a Trieste, ma anche uno spaccato storico vivido e reale dell’intero secolo scorso. Tanti i personaggi, principali e comprimari sempre ben tratteggiati anche grazie a una scrittura scorrevole ed estremamente curata, incisiva e mai banale. Una bella storia, un impianto narrativo originale e ben costruito, un linguaggio efficace, una cornice storica attendibile e un filo conduttore non pretestuoso, ma mai prevaricante: ingredienti ideali per un buon romanzo, che l’autore triestino ha saputo dosare con abilità da vero narratore.
Paolo Colagrande, Kammerspiel, Alet
Si comincia a ridere dalle prime battute e si continua a libro finito, ripensando alle situazioni raccontate tra sé e sé, consigliandolo agli amici o scrivendo una recensione. Cosa che fatico a fare e ho rimandato per tanto tempo perché mi sento già sconfitta in partenza: non riuscirò mai a rendere il piacere della lettura dei libri di Paolo Colagrande. Qui vi segnalo il secondo uscito da poco perché il primo Fideg, uscito nel 2007, devo confessare mio malgrado, non l’avevo letto. Voi non fate come me, partite da Fideg così seguirete in ordine cronologico le vicende di Bisi, articolista freelance e aspirante scrittore frustrato, una sorta di don chiscotte del giornalismo e della letteratura italiana. Pieno di idee, sognatore, ingenuo, Bisi si barcamena nell’apparentemente ordinaria vita di provincia, grazie anche alla concretezza della moglie Emilia e alla cura del bambino Ale. I libri di Colangrande fanno venire voglia di rileggerli per gustare meglio i diversi livelli di lettura che passano dalla filosofia di Nietzsche alla punto Van, dalle riunioni “letterarie” in osteria alle serate di gala, nelle quali Bisi non si sente molto a suo agio. Come vi dicevo all’inizio non si riesce a descrivere la scrittura incalzante, da monologo interiore e la gran quantità di riferimenti più o meno comici dello scrittore piacentino, quindi non vi resta che leggerlo!
Penelope Lively, Tre vite, Guanda
Mi sono accorta che ero rimasta indietro di una recensione promessa, quando vi ho parlato dei bei romanzi di Dana Sachs e Rau Badami. La terza bella storia di cui vi parlavo ci porta in Inghilterra e all'ultimo libro di una delle migliori scrittrici contemporanee. Tre vite di Penelope Lively è il classico e raro esempio di come fare di una saga familiare un capolavoro della letteratura. Da Lorna a Molly sino a Ruth il romanzo racconta le vite di tre donne accomunate da una grande indipendenza e da una forte personalità. La parte forse più affascinante del romanzo è quella che prende il via nella Londra degli anni Trenta, dove si incontrano Matt, un giovane artista squattrinato, e Lorna, disillusa erede di una ricca famiglia borghese. Nel giro di qualche mese i due si sposano e si trasferiscono in un cottage spartano nella campagna del Somerset. Hanno anche una bambina, Molly che ritroviamo nella Londra, negli anni Sessanta. Anche Molly avrà una figlia, Ruth, che sarà protagonista dell'ultima parte della storia e che riallaccerà tutti i fili pendenti con il passato.
SPECIALE STORIE BREVI
Sarà perché in questo periodo ho sempre poco tempo, anche per leggere o perché spero sempre che il tempo migliori e si possa andare qualche ora in piscina o sul lago, dove i romanzi sono un po’ più imepegnativi, ma ho trovato un’ancora di salvezza nella lettura dei racconti. Ne cominci uno e riesci a finirlo prima di crollare di sonno o di tuffarti nell’acqua. Ecco quelli che vi consiglio:
Jhumpa Lahiri, Una nuova terra, Guanda
A chi si ostina a non leggere i racconti bisognerebbe proporre questa raccolta di Jhumpa Lahiri, maestra indiscussa delle storie brevi. In più i suoi racconti compongono un ideale romanzo dove si alternano protagonisti accomunati da un sottile senso di straniamento. Da Cambridge e Seattle fino all'India e alla Thailandia, la scrittrice americana di origine indiana ci racconta vite apparentemente banali e quotidiane che diventano però esistenze esemplari che ti inchiodano alle pagine e ti entrano dentro per sempre. Sono proprio racconti dei sentimenti e di rapporti umani che ti danno una visuale privilegiata all’intenro delle dinamiche familiari fatte di incomprensioni, cose non dette, desideri sopiti, laceranti malinconie.
Eric-Emmanuel Schmitt, La sognatrice di Ostenda, e/o
Quattro racconti degli equivoci, inquietanti, raffinati e decisamente impietosi verso il lettore che spera in un epilogo positivo compongono il nuovo libro dello scrittore filosofo Eric-Emmanuel Schmitt. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è forse il meno sarcastico e racconta una meravigliosa, anche se segreta e non creduta, storia d’amore. Non è infatti una sognatrice la disabile Emma, quando racconta a uno scrittore a cui ha affittato una stanza per la sua vacanza a Ostenda, del dio greco che ha trovato un giorno mentre passeggiava sulla spiaggia. Non perdetevi poi Cattive letture dove un rigido professore di filosofia avverso alla letteratura scopre la magia della lettura. Un po’ troppo tardi, però!
Gabriele Romagnoli, Solo i treni hanno la strada segnata, Mondadori
Ecco forse bisogna essere di buon umore per leggere i brevissimi e perfetti racconti di Romagnoli. Devo dirvi che casualmente io ho trovato un’ambientazione ideale: mi trovavo in compagnia di una polpetta all’ ora di pranzo, seduta su una comoda panchina a Vaiano Cremasco sul viale de cimitero. Era una giornata caldissima e il salumerie dove ho comprato la buonissima polpetta mi ha consigliato quell’unico luogo all’ombra e ventilato. Perfetto! Come la provvidenziale lettura che mi ero portata: i fulminanti, ironici e malinconici racconti dello scrittore bolognese. Dei quali non puoi non ammirare la scrittura essenziale ma elegante e lo sguardo sempre oltre e altro che a volte lascia davvero poche speranze. Ma del resto io ero già sul viale del cimitero! A parte gli scherzi i racconti di Romagnoli sono piccole storie concentrate che ti fanno desiderare che non finiscano mai per le situazioni spesso spiazzanti e la grande poesia che contengono.
Dana Sachs, Se tu vivessi qui, Marcos y Marcos, pag. 431, euro 17,00
Ci sono dei periodi in cui mi sembra non ci sia niente di coinvolgente da leggere. Poi penso che magari è colpa mia che non so scegliere bene. Poi può succedere anche che leggi un bellissimo libro come quello della Badami che vi ho segnalato la settimana scorsa e hai paura a cominciare qualcos’altro perché sarà sicuramente deludente e invece… e vi parlerò poi di Tre vite. Ma incredibilmente, e il fenomeno è molto raro, dopo un capolavoro come il romanzo della Lively, ho preso in mano senza troppe speranze Se tu vivessi qui e ho scoperto che è un libro imperdibile! Speriamo che la vena non si esaurisca! La storia è quella dell’amicizia tra Shelley, giovane donna simpatica e attraente, che lavora nell’impresa di pompe funebri del marito Martin più vecchio di lei e al secondo matrimonio e Xuan Mai, con alle spalle una terribile fuga dal Vietnam. Le due donne si ritrovano insieme in un viaggio nel paese orientale per cominciare la loro “seconda vita”. Molti i temi del romanzo come il senso di colpa, il perdono, la voglia di maternità, l’adozione. E c’è anche un bel personaggio italiano.
Anita Rau Badami, Le donne di Panjaur, Marsilio, pag. 398, euro 19,50
Non delude chi aveva amato il raffinato e struggente Il passo dell'eroe il nuovo romanzo della scrittrice indiana che vive in Canada. E tra i due paesi si giocano le vicende delle protagoniste: la bella e ambiziosa Sharan che ruba il promesso sposo alla sorella e la condanna così a un crudele destino; la tormentata Leela che si riscatta da un'infanzia senza amore e piena di umiliazioni; la giovane Nimmo, nipote ritrovata di Sharan che deve affrontare la prova più dura per una madre. Tutti e tre personaggi complessi e indimenticabili che durante la lettura diventano persone di famiglia alle cui vicende non si smette di pensare nemmeno a libro terminato. Ed è questa la magia che riescono a creare solo i veri romanzi. Alle storie poi delle tre protagoniste fanno da cornice indispensabile le vicende storiche in cui si trovano coinvolte dove spiccano le sanguinose guerre civili e i problemi legati all'emigrazione e al desiderio di trovare condizioni di vita migliori. Le donne di Panjaur è un romanzo corale, colorato, pieno di voci e suggestioni. E se non l'avete ancora fatto, leggere anche Il passo dell'eroe.
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Geraldine Brooks, I custodi del libro, Neri Pozza, pag. 416, euro 18,00
Romanzo bellissimo che si merita ampiamente il prestigioso Booker prize, ma soprattutto di essere letto e diffuso il più possibile. La storia prende il via da Sarajevo, dove si reca Hanna per il restauro del manoscritto dell'Haggadah, sopravvissuto all'Inquisizione e a tutte le persecuzioni sofferte da sempre dagli ebrei, un libro che simboleggia la forza stessa della vita che si oppone alle tenebre della morte. "I custodi del libro", che è insieme romanzo storico, giallo, racconto ricco di personaggi indimenticabili, ripercorre poi il travagliato percorso della Haggadah fino al museo di Sarajevo. Nelle vicende storiche si innestano anche la vita della trentenne Hanna, restauratrice australiana e dei suoi colleghi e maestri, che abitano luoghi pieni di libri e antichi segreti.
Hubert Klimko-Dobrzaniecki, la casa di Rosa, Keller, pag. 208, euro 13.00
Il libro è già curioso ancora prima di cominciare a leggere perché è costruito su due storie che si intrecciano e danno vita al romanzo. Si possono leggere indipendentemente, ma solo leggendole entrambe si capisce la storia dei personaggi. Si può iniziare a leggere il libro dalla cima o dal fondo, ovvero dal presente o dal passato perché anche l'impaginazione è particolare. Naturalmente io ho fatto la scelta secondo me peggiore… Voi partite da “sono figlio unico…”.
A parte questo il romanzo è strabiliante per la storia apparentemente primordiale: nascere, amare, riprodursi, invecchiare, morire e per i personaggi disarmanti nella loro visione del mondo.
Nella prima storia, quella del passato, nell’Islanda d’inizio secolo, due giovani si innamorano, costruiscono la loro casa e le serre alimentate dai geyser e hanno una bambina, la Rosa del titolo che ritroviamo nell’altra storia in una casa di riposo. Dove lavora il protagonista, un immigrato polacco che, prima di arrivare in Islanda, ha percorso tutta l’Europa dell’Est. Non voglio dirvi altro sui personaggi della casa di riposo, sugli infermieri, ma anche sulla filosofia di vita del protagonista. Merita però qualche cenno la biografia dell’autore che è già un romanzo! Hubert Klimko-Dobrzaniecki è nato nel 1967 a Bielawa, nella Bassa Slesia. Ha studiato teologia, filosofia e filologia islandese. Nella sua vita ha svolto diversi mestieri, tra cui lo spennatore di tacchini, il mimo, il guardiano di porci, l'operaio agricolo, il contrabbandiere di diamanti, il com-merciante di caviale e di opere d'arte. Ha pubblicato due raccolte di poesie in lingua islandese. Nel 2003 è uscito il volume di racconti Stacja Bielawa Zachodnia (Stazione Bielawa Ovest), e recentemente un lungo racconto Ko³ysanka dla wisielca (Ninnananna per un impiccato) e il romanzo Raz. Dwa. Trzy (Uno. Due. Tre). Da poco si è trasferito da Reykjavík a Vienna. Buona lettura!
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Henning Mankell, Scarpe italiane, Marsilio, pag. 332, € 18,00
Stavolta non ho resistito. Di solito mi tengo di scorta il nuovo libro dell’amato Henning Mankell, Wallander o altro che sai (ma sempre Marsilio) per le vacanze estive e invece… Sarà che non so se e quando andrò in vacanza, ma in un momento di sconforto letterario, ho subito cominciato Le scarpe italiane. E ho fatto bene!
Il maestro svedese del giallo non smentisce il suo talento anche con una storia d’amore forte e coinvolgente. Fredrik Welin, ex-chirurgo, che ricorda per il carattere malinconico l’amato commissario Wallander, vive isolato su una piccola isola dell'arcipelago al largo di Stoccolma, circondato da un mare di ghiaccio. La solitudine l’ha scelta e la difende strenuamente sino a quando non arriva sull’isoletta Harriet, il suo primo amore, che non vede da quarant’anni. La donna sconvolge l’equilibrio faticosamente costruito e lo costringe a intraprendere un viaggio nel passato insieme doloroso e vivificante.
Oltre all’amore senza età, protagonisti della storia sono un incredibile paesaggio nordico fatto di laghi e distese di ghiaccio e un mistero che riguarda la vita di Fredrik. La lettura è come sempre confortante e appassionante. Adesso però dovrò trovarmi un altro libro per le vacanze!
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Caterina Bonvicini, L’equilibrio degli squali, Garzanti, pag. 237, euro 15,60
Anche se avevo già letto e apprezzato i libri precedenti di Caterina Bonvicini, classe 1974, il suo ultimo romanzo è riuscito a sorprendermi. Positivamente. L’equilibrio degli squali è un libro ricco, originale, con un perfetto equilibrio tra la scrittura, raffinata e piena di immagini evocative e una storia che ti si attacca addosso senza mai lasciarti. Equilibrio è la parola chiave della storia.
E mi scuso già per tutte le volte che dovrò usarla, non trovandone una migliore. L’equilibrio infatti lo cercano tutti i protagonisti del romanzo, nelle loro vite tormentante, non sempre per motivi oggettivi, ma spesso per turbamenti interni, ancora peggiori da gestire. La protagonista Sofia è forse quella che ha realmente più motivi per essere una giustificata vittima del male di vivere e un’equilibrista un po’ incerta, ma nella realtà è forte, tenera, intelligente (meno che nelle scelte sentimentali) I personaggi maschili, al di là del misterioso Nino, destinatario delle lettere di Margherita, la madre di Sofia, sono tutti personaggi piuttosto negativi. Il padre di Sofia, Nando, con la sua presenza-assenza e la sua filosofia di vita mutuata dagli squali è fuori concorso. Certo non vince la medaglia come miglior marito, padre, compagno, ma suscita comunque affetto e tenerezza e così viene facilmente perdonato anche da chi legge. Le figure femminili spiccano proprio per la tensione a un equilibrio personale senza farne pagare troppo le conseguenze agli altri, a partire dalla giovane protagonista, Sofia, sino alla tormentata ed emotiva Margherita, che conosciamo soprattutto attraverso le lettere scritte e mai spedite, dalla nonna borghesemente “equilibrata”, dalla forte e simpatica Claudia sino alla piccola Camilla, preadolescente impetuosa e insopportabile insieme.
Insomma un libro assolutamente da leggere.
Silvia Di Natale, Vicolo verde, Feltrinelli, pag. 284, euro 16,00
Non è facile recensire l’ultimo libro di Silvia Di Natale che stimo da tempo a partire da quel capolavoro di Kuraj. Intanto Vicolo verde ha un avvio un po’ faticoso con salti temporali e ambientali che fanno un po’ perdere il lettore. Ma magari è l’effetto voluto per farlo poi entrare nel passato della protagonista, italiana che vive in Germania, in attesa di una nuova vita che non potrà non fare i conti con la famiglia che la sta accogliendo. Anche la saga familiare che racconta l’amore tra i genitori della protagonista, la fiera e pragmatica madre piemontese e l’artista, creatore di aquiloni padre siciliano, ha un andamento frammentario, dove si alternano frasi fulminanti e scene di rara vividezza. Quando poi si è entrati nella storia non si riesce più a staccarsi dal vicolo narrativo in cui ci porta Silvia Di Natale tra ricordi, immagini, frammenti di passato.
Natsume Soseki, Il signorino, pag. 160, euro 14,50
Fa davvero riflettere il fatto che questo romanzo sia forse l'opera più letta nel Giappone moderno. Il signorino (la traduzione del giapponese Bocchan che è il nome affettuoso che si usa in Giappone per rivolgersi a un bambino maschio, in italiano non funziona) è insieme il piccolo di casa, ma anche un ragazzino immaturo, irresponsabile, ingenuo. Come il protagonista della storia, che, disprezzato dal padre e ignorato dalla madre che gli preferisce il fratello più grande, viene chiamato affettuosamente bocchan da Kiyo, la domestica di casa, una donna all'antica che considera il legame con lui alla stregua di quello che univa servitore e padrone in epoca feudale. Sarà quindi Kiyo il suo riferimento affettivo nell’infanzia e anche nell’età adulta che lo vede poco convinto insegnante di matematica in uno sperduto liceo di provincia. Dove però il signorino dimostra anche un alto senso morale e del dovere, una ribellione quanto mai ingenua verso il sistema gestito da un branco di caproni arroganti, disonesti e ipocriti. Da rampollo smidollato si trasforma in ingenuo Don Chiscotte alla ricerca del rispetto delle regole e dell’onesta nei confronti degli altri. E rimane unico baluardo contro una scuola lontana dal principio del merito e al fianco di un insegnante rimosso per un sordido gioco sentimentale. Così se nelle prime pagine prima ci dispiacciamo dell’infanzia infelice e però poi un po’ lo rimproveriamo per l’eccessiva superficialità e il lasciarsi vivere, alla fine dobbiamo ammirare il nostro signorino per il commuovente coraggio con cui non cessa un solo istante di difendere l'antico senso dell'onore.
Il bosco delle storie perdute |
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Eileen Favorite, Il bosco delle storie perdute, elliot, pag. 313, euro 17,50
“Passano le ore, e io non me ne rendo conto. Seduto qui, vago in paesi di cui vedo ogni dettaglio. Interpreto un ruolo nella storia che leggo. Mi identifico realmente con i personaggi. Li vivo, li respiro”: e se invece i personaggi dei romanzi uscissero dalle pagine dei libri e te li ritrovassi a casa tua? E’ quello che succede a Anne-Marie e alla figlia tredicenne Penny, proprietarie di una isolata pensione dove ogni tanto appaiono le “Eroine” di fiabe e romanzi. Come la Emma Bovary protagonista del romanzo da cui è tratta la citazione iniziale sul potere della lettura. Lettura che naturalmente diventa proibita all’apparire delle eroine che nulla devono sapere del loro destino. Il rischio è quello di cambiare il corso della storia. Anne-Marie è molto attenta in questo ma Penny non lo trova giusto. E così decide di intervenire per aiutare Deirdre, protagonista di un’antica saga celtica, provocando una serie di reazioni a catena non senza gravi conseguenze. Raccontata così Il bosco delle storie perdute può sembrarvi una sorta di fiaba o di fantasy per letterati; in realtà il racconto della Favorite è un romanzo avvincente che sa ben dosare verosimile e fantasia. E Penny è un bel ritratto di adolescente, che può piacere anche alle giovani lettrici.
Alison Bechdel, Fun Home, Rizzoli, pag. 236, euro 18.00
Premiato come miglior libro dell'anno da Time nel 2006, Fun Home è il classico esempio di come un graphic novel può essere avvincente e coinvolgente come un bel romanzo. Attraverso la storia della casa dove ha vissuto con la famiglia Alison racconta il controverso e doloroso rapporto con il padre Bruce, inflessibile e rigido esteta, insoddisfatto della sua vita. Con gli occhi di bambina familiarizza con la morte grazie all'impresa di pompe funebri ereditata dal padre, che la dirige nei momenti liberi dal suo lavoro di insegnante di letteratura. L'ossessione per la casa che Bruce vuole riportare agli antichi fasti, la repressa omossessualità del padre, l'ambiguo rapporto dei genitori, la sofferente indifferenza della madre contribuiscono a creare a Fun Home un clima di tensioni e forti emozioni. Da leggere e consigliare anche a lettori adolescenti.
Brendan O’Carroll, Agnes Brown mamma, Neri Pozza
Se avete perso questo romanzo quando era uscito qualche anno fa da Giano, beh allora avete a disposizione una lettura davvero unica! Agnes Browne, trentaquattro anni, bella, proletaria, simpatia irresistibile, ha un banco di frutta e verdura al mercato del Jarro, turbolento quartiere popolare di Dublino, sette figli e purtroppo anche un marito che lascia i suoi guadagni agli allibratori, per poi rifarsi con lei a suon di ceffoni. Ogni mattina Agnes esce di casa alle cinque per incontrare l’amica Marion e iniziare insieme la giornata, in allegria, e il venerdì si gioca a bingo, per poi finire al pub di fronte a una pinta di birra e un bicchiere di sidro. Non una gran vita, a parte le risate con Marion e le altre, al mercato. Finché, un bel giorno, Rosso Browne muore, lei rimane sola e comincia a godersi davvero la vita. È l’inizio di un carosello di vicende esilaranti, in coppia con Marion, autentico genio comico, e alle prese con i figli che le propinano dilemmi adolescenziali, obbligandola a improvvisarsi consigliera (con grande spasso dei pargoli) o a vestire i panni dell’angelo vendicatore. Un libro ironico sulla famiglia, la maternità, l’amicizia, la capacità di cavarsela con un sorriso in ogni occasione.
Philibert Schogt, La moglie del filosofo, Garzanti
Non è certo un bel periodo per la simpatica ed equilibrata giovane donna che risponde la nome di Vera Samson, lasciata improvvisamente dal compagno che non vuole avere niente a che fare neppure con il loro bambino di sei anni. Per di più Vera ha sostenuto moralmente e mantenuto economicamente Luuk finché si è finalmente prospettato un editore per il suo voluminoso saggio La soglia del dolore dedicato a un poco conosciuto filosofo americano. A questo punto però Luuk la lascia per la complicata e aggressiva Ute senza preoccuparsi del figlio Timo. All’uscita del libro oltretutto Vera scopre che Luuk usa la loro vicenda familiare per comprovare le teorie del filosofo in esame e designa Vera come il male della sua vita. Peggio di così! Il romanzo si divora fino al colpo di scena finale che naturalmente non vi svelo. Ironico e sprezzante La moglie del filosofo tiene sempre viva l’attenzione del lettore con una storia insieme verosimile e sconvolgente.
Erlend Loe, Doppler vita con l'alce, Iperborea, pag. 176, euro 13,50
"Ho fatto così tanto. Sono stato così bravo. Sono stato così maledettamente bravo. Ero bravo all'asilo. Ero bravo alle elementari. Ero bravo alle medie. Al liceo ero bravo da fare schifo…Studiavo da bravo e avevo una bravissima fidanzata che ho sposato da bravo circondato da bravi amici dopo che mi era stato offerto un posto così da bravo che non ha fatto che spalancarmi le porte ad altri posti da bravo. Poi abbiamo avuto dei figli con cui siamo stati bravi, abbiamo trovato casa e l'abbiamo messa a posto da bravi. Non ho fatto che girare in tondo in questa bravura per anni…Ho respirato bravura e a poco a poco ho perso la mia vita". Andreas Doppler fa queste considerazioni in seguito a una caduta in bici che gli regala una commozione celebrale e una nuova consapevolezza. Che lo spinge a lasciare moglie, figli, lavoro e il suo bravo ruolo da bravo per trasferirsi nel bosco in una tenda in cui conduce una vita da "africano", da primitivo raccoglitore e cacciatore. Naturalmente la sua vecchia vita non si lascia abbandonare senza conseguenze, ma Andreas è risoluto a proseguire con la sua ribellione per il divertimento di noi lettori che non possiamo resistere a questa storia di fuga ricca di humour e forse anche di…cattive idee!
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José Ovejero, La vita degli altri, Voland, pag. 374, euro 16,00
"Una vita felice lascia impronte diverse da una triste. E come spesso si riesce a identificare un oggetto dall'ombra che proietta, così è possibile ricostruire una vita dai residui che ha lasciato." E' un viaggio in un mondo di contrasti marcati e dolorosi quello raccontato dallo scrittore spagnolo che vive da molti anni in Belgio. Ed è proprio a Bruxelles che incontriamo i protagonisti della storia: il ricchissimo imprenditore Lebeaux, recentemente risposatosi con la giovanissima Sophie; Claude e Daniel eternamente precari; Chantal disillusa e romantica; Kasongo fuggito dal suo paese dopo la morte della moglie; Degand, l'avvocato di Lebeaux, protagonista di una doppia vita. Giocato tra Africa e Belgio il romanzo mette in scena le forti discrepanze economiche tra paesi poveri e ricchi, denunciando le ingiustizie senza falsi moralismi, ma con grande realismo.
Giovanni Montanaro, La croce Honninfjord, Marsilio, pag. 278, euro 16,50
Ambientato per lo più in Norvegia, La croce Honninfjord del sorprendente giovane esordiente Giovanni Montanaro racconta quattro storie contemporaneamente: 1970. Il giovane Bjorn Korning, custode dell'immenso Archivio che, a Ingenting, contiene tutta la musica del mondo, riceve una lettera inaspettata e parte alla volta di Venezia per rivedere Marie, la ragazza francese che ancora, dopo quattro anni di silenzio, desidera sopra ogni altra cosa. 1942. Edvard von Honninfjord-Dervinskij, compositore e partigiano, si reca a Tilbake, nel nord della Norvegia, per affondare un traghetto e impedire ai tedeschi di ottenere la bomba atomica. Natale dell'anno 883. Il monaco benedettino Hoisbald giunge in segreto alla cattedrale di Askert con l'intento di rivoluzionare il canto gregoriano sfidando l'ortodossia della Chiesa. 1988. Negli Stati Uniti la telefonata di un'ascoltatrice durante una trasmissione radiofonica permette di risolvere il caso di un gruppo di bambini scomparsi nel nulla mentre tentavano di sfuggire ai nazisti. Un romanzo polifonico, coinvolgente e tradizionale nato dal talento di un ragazzo ventiquattrenne.
William Boyd, Le nuove confessioni, Neri Pozza, pag. 635, € 19,00
Capita, non spessissimo, di trovare un libro, cominciare a leggere e pensare che i veri scrittori si rivelano subito dalle prime pagine. Non sono certo io che scopro il talento di William Boyd, considerato uno dei maggiori scrittori viventi, ma i suoi libri non mi hanno mai minimamente deluso. Anzi, sono tra i pochi che superano le pur alte aspettative. Come succede con Le nuove confessioni, che all'inizio avevo messo da parte perché la storia non sembrava potesse interessarmi. E qui mi sbagliavo: quando uno è un vero scrittore conta davvero poco quello che ti racconta ma come lo racconta. E le confessioni di John James Todd, scozzese del secolo scorso, sopravvissuto a un'infanzia da orfano non amato, passato dall'esperienza della guerra e approdato ai fasti del cinema berlinese, ti inchiodano al libro e ti rimangono nella testa e nel cuore a lungo. Come solo i grandi libri e i loro grandi scrittori riescono a fare.
Alberto Bracci Testasecca, Il treno, e/o, pag. 170, € 15,00
Davvero un bel libro da leggere in treno! Non è uno scherzo perché oltre che il titolo tutta la vicenda ruota intorno e soprattutto prende il via da un viaggio sulle ferrovie dello stato. Durante una di quelle inspiegabili soste in mezzo al nulla, in questo caso tra Milano e Genova, alcuni passeggeri forzano una porta e per sfuggire al calore e poter fumare una sigaretta scendono dal treno. Poi si allontanano per ristorarsi un po' all'ombra - siamo a giugno - e …rimangono a piedi. Il treno riparte e all'anziana Lilli, alla nervosa donna in carriera Rossella, al fallito cinquantenne Aurelio e allo scrittore in crisi Francesco, non resta che cercare un aiuto apparentemente nel nulla che li circonda. Dopo un comprensibile momento di panico, nessuno di loro ha denaro e effetti personali con sé, si imbattono in uno strano personaggio, che non sembra neppure vero. Il vecchio Mario, eremita e contadino li accoglie nella sua casa, li rifocilla e gli apre una finestra sul paradiso in contrasto con la loro vita di tutti i giorni. Il finale lo lascio a voi. Al di là della lettura piacevole e scorrevole il romanzo dell'esordiente Testasecca soffre ogni tanto di un po' di eccessivo buonismo, soprattutto quando inserisce il reality di una TV locale, che a volte diventa di peso alla storia principale, davvero bella e intrigante.
Diego de Silva, Non avevo capito niente, Einaudi, pgg. 309, euro 16,00
Brillante, vivace, divertente, Non avevo capito niente racconta la storia di Vincenzo Malinconico, avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero persone di famiglia. È stato appena lasciato dalla moglie, ma cerca con ogni mezzo di mantenere un legame con lei e i due figli adolescenti. Lievemente amaro, il romanzo di De Silva racconta una generazione spesso superficiale e ingenua, ma non totalmente perduta. Moltissime le scene comiche che ci rendono la personalità disarmante e auotoironica del protagonista. Un libro riuscito, ben scritto adatto anche a lettori deboli.
Raffaella Romagnolo, L'amante di città, Fratelli Frilli, pag. 163, euro 9,00
Devo confessarvi che ho cominciato a leggere questo piacevole gialletto perché una delle protagoniste è una bibliotecaria. E speravo fosse ambientato in biblioteca. Questa è stata l'unica piccola delusione che ho subito dal libro, perché il romanzo di Raffaella Romagnolo è piacevole, ben costruito, con una trama credibile e avvincente e soprattutto ben scritto. La storia poi accomuna due omicidi avvenuti a dieci anni di distanza: nel 1993 infatti viene trovata morta un'anziana nobildonna e nel 2003 trova invece la morte un docente universitario. Troppe le coincidenze tra i due delitti e così il maresciallo Ernesto de Luigi, intelligente, accorto e difficile da convincere segue varie piste. Una porta anche o meglio lo porta in biblioteca dove incontra appunto la bibliotecaria Giovanna, tassello essenziale più che per le indagini per la vita privata del piacente maresciallo. Ricco di ironia, a tratti davvero divertente il romanzo della scrittrice piemontese riesce a proporre al lettore amante dei gialli e non personaggi e situazioni originali. Brava!
Muriel Barbery, L'eleganza del riccio, e/o, pag. 319, euro 18,00
Annunciato da recensioni entusiastiche e dall'importante premio che ogni anno assegnano i raffinati librai francesi, L'eleganza del riccio non delude le aspettative. Anzi. La storia della portinaia Reneè, apparentemente tipico prodotto degli eleganti palazzi parigini, e cioè infarcita solo di cultura televisiva, sciatta, sempliciotta e sempre a disposizione dei ricchi e potenti padroni di casa, e della dodicenne e geniale Paloma, è davvero irresistibile. Reneè infatti nasconde un gatto di nome Lev, a testimoniare l'amore per l'omonimo Tolstoj, ha una profonda cultura filosofica, da autodidatta, ma affinata da una mente sicuramente di ottima levatura, è una raffinata cuoca e conoscitrice della cultura giapponese. La giovane Paloma, anche lei notevolmente dotata intellettualmente, è naturalmente completamente incompresa in famiglia ed è alla ricerca di un'anima affine. Le due protagoniste, destinate a incontrarsi, sono accomunate dalla ricerca di un luogo dove nascondersi. Reneè l'ha trovato nell'anonima portineria, dove passa inosservata la sua eccezionalità, Paloma sta invece ancora cercando un suo posto nel mondo, un suo rifugio ideale.
Romanzo raffinato e intellettuale, anche se dotato di una leggerezza e di un'ironia sorprendenti, il racconto della scrittrice francese è da leggere e rileggere per scoprirne i molteplici piani di lettura.
Colum McCann, Zoli. Storia di una zingara, Rizzoli
Il romanzo dello scrittore irlandese McCann non è l'epopea del popolo rom, anche se riesce a tracciare un ritratto sincero e realistico di una popolazione vittima di persecuzioni e pregiudizi. Ma al di là di questo tema di fondo Zoli è soprattutto la storia di un'esistenza non comune e della difficoltà di conciliare il talento personale con le implicazioni sociali e affettive del mondo in cui ci si trova a vivere. Zoli, rom cecoslovacca, rimasta orfana a causa delle feroci persecuzioni verso il suo popolo, scopre grazie allo straordinario nonno che la alleva la passione per la poesia. Via via che cresce la personalità di Zoli si dimostra fuori dal comune ma le difficoltà non faciliteranno certo la libera circolazione delle sue poesie. Il viaggio di Zoli, fatto di sofferenza, ma anche di incontri straordinari, si conclude in Italia. Ma non voglio rivelarvi troppo per non rischiare di rovinarvi anche solo un poco la magia di questo incantevole e toccante romanzo.
Eva Mìnervudòttir Gudrùn, Il circo dell'arte e del dolore, traduzione di Silvia Cosimini, Scritturapura pag. 341, euro 15.00
E' cominciato tutto con la segnalazione della mia amica Silvia Cosimini, traduttrice dall'islandese, che mi racconta che sta traducendo un libro secondo lei straordinario. "Però magari io ho una visione un po' limitata e troppo di parte visto che si tratta di un'autrice islandese. Prova a leggerlo anche tu, così mi dici". Ero troppo incuriosita per tirarmi indietro e così sulle scomodissime fotocopie ho cominciato a leggere Il circo dell'arte e del dolore di Eva Gudrun. Nonostante i fogli slegati sono stata subito conquistata dalla storia e dalla scrittura della giovane autrice islandese. Protagonista del racconto è il cinquantenne Olafur, medico del dolore, disilluso dalla professione e anche dall'amore che viene quasi costretto ad accettare un'incredibile proposta di lavoro: trasferirsi alla periferia di Reykjavic per osservare un'insolita compagnia teatrale la cui arte è quella di portare all'estremo le capacità corporali. Arriviamo così anche noi a Yosoy, circo misterioso, assai esclusivo per prezzo del biglietto e unicità delle esibizioni. Pian piano conosciamo tutti i protagonisti, la direttrice, gli artisti e le persone che girano loro intorno. Con la capacità stilistica di un grande autore, Eva Gudrun riesce a dare a ogni personaggio una caratterizzazione che lo rende unico e indimenticabile. Al di là della storia, molto originale e incisiva, colpisce la grande capacità narrativa dell'autrice, la pulizia e la raffinatezza della scrittura, la sicurezza con cui racconta una storia non facile, proprio perché è la metafora della sofferenza umana. Aveva quindi ragione Silvia: è davvero un libro straordinario, da leggere, rileggere e diffondere.
Anne Tyler, La figlia perfetta, Guanda, pag. 291, euro 15.50
Volete capire cosa significhi trasferirsi in un paese diverso da quello di origine? O nascere da genitori stranieri? A queste e altre domande sulla multiculturalità, la convivenza tra popoli diversi, il confronto-scontro tra tradizioni diverse ma anche l'amicizia e lo scambio di culture risponde l'ultimo libro di Anne Tyler , un capolavoro di romanzo, ironico, tenero, toccante e come sempre incredibile nel raccontare il microcosmo delle persone normali. La storia prende il via all'aeroporto di Baltimora, in una notte di agosto; due bambine appena adottate in arrivo dalla Corea vengono accolte dalle loro nuove famiglie. Una delle due è perfettamente americana, socialmente impegnata e politicamente corretta; l'altra è un nucleo famigliare iraniano, che ha superato non da molto tempo le difficoltà dell'inserimento nel tessuto sociale degli Stati Uniti. Le famiglie, anche se molto diverse, cominciano a frequentarsi assiduamente, sia per festeggiare il giorno dell'arrivo delle piccole, sia per mantenere il legame tra le bambine e farle crescere insieme. Certo i rapporti, in particolare tra le due madri, l'attiva e decisa Bitsy e la dolce Zida non sono sempre facili, ma attraverso le loro vicende delle piccole coreane scorriamo una parte importante della recente storia della provincia americana, vista dal punto di vista delle persone comuni.
Ngozi Adichie Chimamanda, L'ibisco viola, Fusi orari, pag. 258, euro 15.00
Considerato uno degli migliori romanzi dell'anno, non delude le aspettative. Al di là della storia forte e originale, colpisce la scrittura sicura e essenziale, spesso rara in autori molto giovani. Chimamamda racconta la storia di due fratelli nella Nigeria contemporanea. Il padre, considerato un modello di onestà e integrità morale, è proprietario dell'unico giornale indipendente del paese e fervido cattolico. La sua religiosità però è malata e lo porta a imporre ai familiari una terribile disciplina. I due ragazzi sono cresciuti nel terrore e sottoposti a una costante tensione emotiva. Quando però andranno a vivere da una zia vedova con tre figli, cominceranno a scoprire che esiste un altro modo per vivere in famiglia, con indipendenza, amore e libertà. Una rivelazione che cambierà il loro futuro. Indimenticabile soprattutto la figura della ragazzina Kambili, in bilico tra l'educazione ricevuta e la naturale propensione al lasciarsi andare alla gioia di vivere. Davvero un romanzo che lascia un segno.
Tschingis Ajtmatov, Il battello bianco, Marcos y marcos, pag. 203, euro 14.50
Sapete quei ricordi confusi di lettura che vi portate dall'infanzia? Il titolo Il battello bianco mi riportava a me ragazzina, a una lettura ingorda e bellissima, ma anche raggelante. Mi suonava proprio come un classico il libro di Ajtmatov tanto che lo pensavo un autore ottocentesco. E invece è ancora vivo e altrettanto vivo è il suo capolavoro, la storia desolante e malinconica di un bambino abbandonato dai genitori che trova però nel nonno e nella natura del parco della Kirghisia dove vive motivi di conforto e quasi di felicità. Ma il male purtroppo non guarda in faccia nessuno, neanche un piccolo che gioisce nell'andare a scuola, nel parlare con la sua preziosa cartella, nel guardare con il cannocchiale lontano, dove passa un battello bianco, su cui, forse, lo sta aspettando il padre. Un romanzo che davvero sembra appartenere alla storia della letteratura e che lascia un segno forte, come solo i grandi libri sanno fare.
SPECIALE SIAMO ANCORA ADOLESCENTI
Randa Ghazy, Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista, Fabbri, p. 202 euro 13.00
Ha solo vent'anni Randa Ghazy, ma non manca certo di talento. Che dimostra in questo romanzo breve che non ironizza solo sui pregiudizi che colpiscono chi è originario di una cultura diversa dalla nostra, ma diverte anche raccontando amori e amicizie delle ventenni d'oggi. Il racconto ha un bel ritmo, dialoghi riusciti e frizzanti e una scrittura giovane, ma non giovanilistica.
Imma Turbau, Il gioco dell'impiccato, Castelvecchi, pag. euro 12.00
Proposto come l'alternativa di qualità letteraria ai libri di Moccia, il romanzo della scrittrice francese è un bel ritratto di adolescenza e mischia a una drammatica vicenda a cui ruota intorno tutta la storia la quotidianità dell'amicizia prima e dell'amore poi tra David, dalla personalità altalenante e Sandra, concreta e amante dei libri. La scrittura è molto lineare, ma non banale, sicuramente accessibile anche per i lettori più pigri.
Paolo Teobaldi, Il mio manicomio, e/o, pag. 178, euro 15.50
Per chi non lo conosce Paolo Teobaldi, uno dei più grandi scrittori italiani, è tutto da leggere e scoprire, magari partendo da Il padre dei nomi. Ma andiamo a questo suo ultimo romanzo che mi sono centellinata per godermi quella che è forse la caratteristica principale: una scrittura sempre perfetta, indovinata, con una simulata eleganza, visto che chi parla è comunque una donna sicuramente intelligente, ma poco scolarizzata. Il mio manicomio infatti ci è raccontata da Tilde, dall'infanzia povera e senza padre e dagli incipienti capelli bianchi che le regalano il soprannome di Biancaneve, anche per il viso grazioso, che passa quarant'anni come infermiera al manicomio del Parchetto. Attraverso la sua voce incontriamo storie, quotidianità di un luogo che sembra fuori dal mondo, ma che invece delle vicende che accadono intorno, dalla guerra alle mutazioni sociale, è un termometro preciso e affidabile. La figura di Tilde, il suo occhio ingenuo e disincantato su pazienti, parenti, dottori e dottorini, sulle colleghe e sulle suore, è a volte amaro, a volte quasi esilarante, soprattutto quando si scontra con quello maggiormente positivo e intraprendente di Delfo, il marito. Un libro molto facile da leggere, ma denso, efficace, che non delude i molti lettori di Teobaldi.
Alonso Cueto, L'ora azzurra, Bookever, pag. 284, euro 14,00
"Un romanzo straordinario che descrive con lucidità e fantasia le conseguenze di dieci anni di guerra civile e terrorismo". Riportato in copertina dell'edizione italiana il giudizio di Mario Vargas Llosa è sicuramente invitante e posso assicurarvi attendibile. Però è anche riduttivo perché L'ora azzurra non racconta solo una parte molto dolorosa di storia peruviana, ma è anche un bellissimo e originale romanzo d'amore e un racconto misterioso e intrigante sui segreti delle persone che pensiamo di conoscere meglio. Così Adrián Ormache, ricco avvocato che vive nel quartiere più elegante di Lima, alla morte della madre scopre che la donna per anni ha ceduto a un ricatto perché non venisse infangata la memoria dell'ex marito, scomparso da tempo. Adrian è subito spinto a scoprire cosa nascondeva il padre e si imbatte così nelle persecuzione perpetrare dagli uomini della caserma di Ayacucho verso gli indios, durante la guerra contro Sendero Luminoso. Dagli ex ufficiali del padre, che dirigeva la caserma, viene a sapere oltre che delle violenze contro i prigionieri, di una giovane india lasciata fuggire che forse portava in grembo un figlio del padre. Dal quel momento Adrian decide di ritrovarla per in qualche modo scoprire la verità e risarcire la donna e l'eventuale bambino di quello che hanno subito.
Non vi svelerò certo il finale, anche perché ci arriverete molto velocemente. L'ora azzurra infatti è insieme un romanzo incalzante e avvincente e un racconto ricco di pensieri, emozioni, commuoventi scavi psicologici. Una lettura perfetta per chi ama il Sudamerica e la magia delle sue storie.
Rona Jaffe, Il meglio della vita, Neri Pozza, pag. 559, euro 18.00
La copertina, come quasi tutti quelle di Neri Pozza per la verità, è molto invitante. Come anche il titolo e la postfazione di Daniela Pagani che racconta la storia di questo romanzo scritto da una scrittrice di ventisei anni negli anni '50 e finalmente tradotto in italiano. Vi avverto subito che cominciarlo vuol dire doverlo finire a breve, nonostante le quasi 600 pagine. Quindi prendetevi un paio di giorni di ferie e immergetevi nella New York glamorous e raffinata degli uffici moderni firmati da Mies Van Der Rohe e delle giovani ragazze alla scoperta del mondo e alla ricerca del "meglio della vita". Incontriamo così l'assennata e affascinante Caroline, che si scopre un vero talento per l'editoria, La fragile e ingenua April, la problematica Gregg e la sfortunata Barbara. Il tutto in una New York piena di promesse, ma anche di insidie con risvolti inaspettati per le nostre protagoniste. E' un peccato raccontarvi le loro storie che girano naturalmente intorno alle vicende sentimentali in una gamma di situazioni e colpi di scena davvero ampia. Vi assicuro però che quando sarete arrivate all'ultima pagina vi mancheranno subito le ragazze che cercando il meglio della vita, troveranno a volte risposte diverse, ma non meno felici.
Simonetta Agnello Hornby, Boccamurata, Feltrinelli, pag. 270, euro 15.00
La saga familiare è sicuramente un genere molto sfruttato e a volte anche abusato. Spesso l'autore prende ispirazione dalla sua vita e non di rado si respira un'aria di folklore un po' artificiale. Sfugge elegantemente a tutto questo Simonetta Agnello Hornby alla quale riuscirebbe facile scovare storie legate alla sua vita. O sfruttare spudoratamente la sua terra madre, una Sicilia che si presta a molteplici e riuscite "esotissazioni", dal linguaggio ai luoghi, ai personaggi. Invece la Hornby lascia sempre la sensazione di essere una narratrice sincera e autentica, mossa dal piacere di raccontare e dare voce a protagonisti che lasciano traccia di sé anche dopo una lettura rapida. Perché oltre al tono alle storie verosimili, ben costruite, con personaggi a tutto tondo e mai banale, la scrittrice possiede anche una scrittura curata e scorrevole, incisiva e precisa. Tutti ingredienti che contribuiscono a creare una sorta di dipendenza del lettore dalle sue storie: sono talmente piacevoli che non se ne può fare a meno. Ne sarà consapevole Simonetta Agnello Hornby?
Milena Agus, Mal di pietre, Nottetempo, pag. 119, euro 12.00
Dopo averla vista segnalata spesso nei blog dei lettori e attirata da un nome che è davvero perfetto per una scrittrice, mi sono buttata sui libri di Milena Agus e qui vi segnalo il secondo, che, anche se il primo non mi è dispiaciuto, mi è piaciuto di più. Intanto l'ambientazione sarda, che non è solo un pretesto, ma è un modo di vivere e pensare, è davvero coinvolgente ed estraniante. I personaggi sono a dir poco originali a partire dalla nonna dell'io narrante, che non viene mai chiamata per nome e che è una protagonista indimenticabile per il desiderio di conoscere l'amore vero e l'allergia a qualsiasi convenzione sociale. Il tono poi della Agus è insieme partecipe e ironico: si alternano delle scene veramente esilaranti, a dei tratti dove invece si rimane tristemente colpiti dalle vicende dei personaggi. E non manca neppure un sorprendente finale. Che dire: avevano ragione i numerosi lettori che la segnalavano perché Milena Agus riesce davvero a portare qualcosa di nuovo nel racconto di famiglia di ambientazione isolana. Davvero brava!
Kitty Fitzgerald, Il posto dei maiali, Guanda, pag. 250, euro 14,50
Sono sempre un po' scettica di fronte alle storie con protagonisti gli animali: bisogna essere bravi per replicare La fattoria degli animali e si fa presto a diventare patetici e inverosimili. Invece Kitty Fitzgerald con Il posto dei maiali riesce a rendere veri e reali protagonisti della storia i suini del titolo. Il romanzo è un classico racconto di formazione con al centro "il mostro" Jack Plum, così chiamato per la testa grossa e soprattutto le grandi orecchie pendule. Ma l'aspetto fisico non è l'unico problema del'adolescente Jack che è rimasto senza l'adorato padre e si deve accontentare di una madre invalida, abbruttita dal whisky. Basterebbe per diventare un completo disadattato se non fosse per …i maiali. Che Jack alleva di nascosto dalla madre nella cantina della vecchia fattoria in cui vivono e li elegge a compagni di gioco, confidenti, via di fuga dalla drammatica realtà degli uomini. Fino a quando non entra in scena un'altra anima in pena come Jack nei panni della quattordicenne Holly, inquieta e infelice. Beh, i maiali aiuteranno anche lei. Nonostante il tono a volte favolistico Kitty Fitzgerald riesce a rendere l'amicizia possibile tra uomini e animali in un romanzo godibilissimo che possono leggere tranquillamente anche i ragazzini.
Irene Dische, La nonna vuota il sacco, Neri Pozza
"Una storia ebraico-tedesca che XX secolo che ci fa ridere, ci sconvolge, ci commuove": il lancio in copertina del grande Hans Magnus Enzensberger è estremamente invitante, e non delude le aspettative. Il clima che si respira nel romanzo di Irene Dische è proprio quello descritto: si ride, si pensa e si guarda con uno sguardo commosso e diretto ciò che succede alla famiglia della nonna del titolo, la Elizabeth che con il suo matrimonio ha portato al baratro la famiglia di origine. Elizabeth infatti, rappresentante ideale della razza pura tedesca, decide di sposare Carl, medico ed ebreo. Siamo nel 1935 e da lì a poco la loro vita sarà sconvolta dalle leggi razzialI e saranno costretti ad abbandonare il loro paese. Ma al di là della storia della famiglia di Elizabeth che Irene Dische ci racconta dettagliatamente, ma senza annoiarci, quello che sorprende è lo sguardo della narratrice in prima persona, ora curioso, ora frivolo, ora lungimirante ora veramente irritante. Una nonna dalle molte sfaccettature che narra la storia dei suoi familiari senza falsi moralismi, senza indulgenza, insomma senza peli sulla lingua.
Joan Didion, L'anno del pensiero magico, il Saggiatore, pag. 218, euro 14,00
Difficile scegliere un libro con cui iniziare l'anno (a proposito auguri!); forse ho fatto una scelta discutibile, ma posso giustificarmi. "la vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante. Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita": questo il retro di copertina di L'anno del pensiero magico di Joan Didion, che una sera vede sconvolta completamente la sua vita dalla morte improvvisa del marito. Il libro è una sorta di diario di quello che è successo dal quel momento, ma non è semplicemente il racconto e lo sfogo di un enorme dolore, ma un romanzo che va al di là della vicenda personale di chi scrive. L'anno del pensiero magico infatti ti racconta la vita come solo una grande scrittrice sa fare, legandoti alle parole, ai ricordi, alle immagini, alle riflessioni scaturite da un avvenimento drammatico, che racchiude la storia della vita di tanti. Partendo dalla morte del marito Joan Didion riesce a raccontare anche la vitalità e l'eternità dell'amore, il legame incredibile che la legava all'uomo che le è stato accanto per quarant'anni. Quindi iniziare l'anno con il racconto della scrittrice americana non è un modo per spaventarvi con un "!state attenti, tutto può cambiare in un istante", ma l'occasione per farvi conoscere la magia di un amore grande che auguro a ognuno di voi.
Amy Tan, Perché i pesci non affoghino, Feltrinelli
E' stato così con tutti i suoi libri e anche quest'ultimo non fa eccezione, per fortuna! Perché i pesci non affoghino di Amy Tan riconcilia con la lettura e vorresti non finisse mai. In breve la storia, per lasciarvi intero il piacere di scoprirla: Bibi Chen, un'antiquaria di origini cinesi, muore alla vigilia di un viaggio in Birmania da lei minuziosamente organizzato. Ma nonostante la morte partirà lo stesso con i suoi dodici amici e sarà lei a raccontarci con grande ironia la loro avventura. Al di là della dimensione metafisica, resa dalla scrittrice perfettamente verosimile, il romanzo restituisce la dimensione ludica della lettura grazie a uno stile scorrevole, ma non banale a personaggi indimenticabili, a un clima che alterna umorismo, avventura e dramma con sapienza. E poi vi farete un viaggio in Cina e Birmania davvero indimenticabile!
Peter Cameron, Quella sera dorata, Adelphi, pag. 318, euro 19.00
Periodo di letture un po' schizzate e poco convincenti. In attesa di parlare di quelle in corso, mi sono accorta di non avervi segnalato uno dei libri che mi è più piaciuto negli ultimi mesi. Forse perché è un po' difficile da recensire e da ancora più difficile da raccontare. La trama infatti non è che possa dirvi molto: l'insicuro Omar Razaghi viene spedito quasi a forza in Uruguay dalla decisa fidanzata Deindre per convincere gli eredi dello scrittore Jules Gund a permettergli di scrivere una biografia. L'incontro di Omar con la moglie, l'amante e il fratello dello scrittore è sorprendente e Omar faticherà a convincerli della sua buona fede. Il viaggio però serve anche a mettere in luce le vere aspirazioni del ragazzo, che non coincidono con quelle dell'ambiziosa fidanzata. Ma al di là della storia Quella sera dorata è una lettura avvolgente, delicata, dal fascino rarefatto e malinconico. Adatto a queste giornate di novembre.
Geraldine McCoullough, Peter Pan e la sfida al Pirata Rosso, Mondadori, pag. 275, euro 16.00
Barrie, l'autore di Peter Pan aveva donato i diritti del suo libro a un ospedale pediatrico londinese. Purtroppo stanno per scadere e quindi la struttura rimane senza un introito indispensabile. Hanno così pensato di indire un concorso rivolto ai 100 migliori scrittori per bambini anglosassoni per scrivere il seguito del fortunato romanzo. Tra tanti illustri concorrenti, pare anche la Rowling di Harry Potter, ha vinto Geraldine McCoullough e non delude i fan dell'eterno bambino.
Sembrava un'impresa impossibile e invece la scrittrice inglese riesce a riportarci sull'isolachenoncè. E così i Vecchi Bimbi, trovata la polvere di fata, volano nel mondo magico mai dimenticato. Peccato che Peter Pan sia un po' cambiato…
Ma al di là dell'abilità inventiva che ci permette di ritrovare chi "ha fatto dell'Infanzia la propria professione", nel seguito del capolavoro di Barrie non mancano divertimento e ironia che apprezzeranno grandi e piccoli.
Simonetta Bitasi
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